Fin dall’avvio del progetto è emersa la difficoltà – per le donne migranti richiedenti asilo e rifugiate – di entrare in contatto con  i centri antiviolenza. La maggior parte di loro non riceve alcuna informazione sull’esistenza dei centri, sul loro funzionamento e sul tipo di supporto che possono offrire, da nessuno degli attori che a più livelli entrano in contatto con le donne richiedenti asilo e rifugiate.

Per questo il progetto Leaving violence. Living safe incoraggia i centri antiviolenza a prendere contatto con i soggetti del territorio che si occupano di accoglienza di persone richiedenti e titolari di protezione internazionale o che possono entrare in contatto con esse.

Tali attività vanno sotto il nome di outreach, per indicare che è il centro antiviolenza a muoversi verso l’esterno e attivare la relazione con le diverse strutture. Esse comprendono un primo contatto per presentare il centro antiviolenza e poi l’organizzazione di incontri, focus group o colloqui con le donne accolte o seguite dai diversi soggetti del territorio, sia presso le strutture che in altri spazi concordati, condotti dalle operatrici e mediatrici culturali dei centri antiviolenza.

Per facilitare tale attività, il progetto Leaving violence. Living safe ha realizzato alcuni strumenti – il video Leaving violence. Living safe in animazione, senza parole, e le schede Dillo con le immagini – che possono essere utilizzati come “rompighiaccio” per facilitare la conoscenza reciproca, l’eventuale emersione dell’esperienza di violenza e la richiesta di supporto.